voglio condividere con chi desidera le mie quotidiane esperienze mistiche.

Eccomi

Utente: Savitar
40enne, innamorato della vita, amo la filosofia e lo sport, la natura e gli spazi, i boschi e l'archeologia

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mercoledì, 08 luglio 2009

Bene, eccoci qui..

 

Non son passate invano le vacanze, non son passati invano questi giorni, il carniere è pieno di prede grosse e carnose, il pavone dorme nella mia cesta l’ultimo riposo, così la pernice ed il fagiano.

È cambiato molto dall’ultima volta che ho scritto e pubblicato sul web, ho quaderni pieni d’appunti e di parole, di poesie e di pensieri, ma non ho voluto pubblicar nulla: ancor mi pesano i passi fatti e le scelte prese e sono nella metà del guado, ancora carne e non ancora pesce, o viceversa, non so e non m’importa molto.

Scelte fatte ed evocate, scelte trovate per caso nei meandri della mente. Ho deciso di fare questo corso di meditazione per far si che le persone imparino ad ascoltar nel silenzio anziché nel rumore, che capiscano come non con la mente si afferra la mente così come un braccio non può afferrar se stesso. I vincoli della mente e la soluzione così semplice, sempre troppo semplice.

Comincerò a breve: “i meandri della mente, imparare nel silenzio ad ascoltar noi stessi” potrebbe essere un buon titolo, come “meditazione, osservarci per ritrovarci”, oppure ancora “meditazione, semplificazione e soluzione per i problemi del quotidiano”, oppure ancora “meditazione, antica pratica per menti moderne”.. non so, mi piace pensare alla meditazione come ad una soluzione vicina, presente, fattibile, praticabile. È una soluzione perché tutti noi abbiamo un problema di gestione della mente, è praticabile perché è con noi in ogni istante come in ogni istante è con noi il nostro respiro, è fattibile perché io son qui apposta per renderla tale, a voi, a me.

Ricordo il mio approccio alla meditazione, tanti anni fa, e ricordo come ne compresi il potenziale tanti anni dopo. Meditare è meditare e non perdersi nelle fossette dei pensieri. E non è nemmeno difficile, basta poco, basta un maestro e la voglia di mettersi in gioco. Non ci sono orientalismi né esoterismi, meditare è semplicemente sedersi ed ascoltare ciò che è al di la’ della mente. Basta un dito per mostrare la luna così basta un respiro per indicare la via verso noi stessi.

Altre scelte sono altri libri. Ho fatto una raccolta di poesie, alcune pubblicate sul web altre ancora no, e l’ho mandata ad un editore. Che risponda o no non importa, le mie poesie sono anche le vostre, parlo di me e ne parlo a voi, siamo due estremi della stessa corda, principio e partenza di una sola via. Averle scritte è merito vostro, io ho messo una penna ed un foglio, ho dipinto una riga che conduce da me a Voi, artefici insieme di questo gesto.

Bene, basta..

 

A presto

 

S.

Postato da: Savitar a 13:49 | link | commenti (2)
pensiero

domenica, 05 luglio 2009

mi piace pensar di non capire nulla di nulla,

così son certo di esser vicino alla verità assoluta..

s.

Postato da: Savitar a 22:56 | link | commenti (2)
aforisma

lunedì, 29 giugno 2009

La modestia è una forma di menzogna..

S.

Postato da: Savitar a 08:02 | link | commenti (5)
aforisma

giovedì, 04 giugno 2009

sabato, 29 novembre 2008

 

Sole e Risa

 

Mi sento un bambino distratto

dovrei meditare, praticare

cercar col cielo la connessione

lasciare che la mente si spenga

e lo spirito vaghi tra gli spazi celesti..

 

Ma oggi c'è il sole, mia figlia ride

il calore dei raggi mi scalda la pelle

le risa il cuore.

 

Non è ancora la nuova stagione

nuove nevi e nuove piogge

arriveranno presto, momenti bui

a coprire il sole, e le risa di un bambino.

 

Ma oggi, ora, in questo istante

trabocco di ogni felicità.

 

Ieri il Dalai Lama ha detto “il desiderio distrae dalla pratica” e questo è vero, come nel kularnava tantra è scritto che “chi ha famiglia non potrà mai esser libero”, tutto vero, vero. Per la maggior parte degli uomini è vero, verissimo per coloro che vedono nell'amore la lascivia e nell'umanità un peccato da espiare, da espiare nel dolore.

Ma il Vira, l'eroe, fa del proprio esser uomo la sua potenza trasformatrice, la via per la realizzazione.

Per il tantrika il desidero è la tigre da cavalcare, l'onda da evocare, alta e piena, da abbracciare, e insieme ad essa abbraccia la morte, baciandola sulle labbra sottili, diafane, come fosse Vita.

Per il Vira le paure son forza, non limiti, e qui solo di Vira parliamo, di coloro che sfidano la tempesta e l'amore con ugual consapevolezza, e dignità.

Ecco.

 

Nelle mie figlie vedo la libertà,

nel loro riso l'enorme vincolo

che mi permette di aprire le ali

senza paura di esser portato via

certo dell'ancora, solida, salda.

 

Non temo i venti astrali

ne' le burrasche dell'emozioni

ne' i tifoni, ne’ le tempeste dei sentimenti

perché loro sono lì, solide, presenti, reali

e le loro risa risuonano in ogni cielo, in ogni inferno

limpide in ogni tormenta, cristalline in ogni sidereo mondo

o esistenza.

 

Il sole rende limpide le giornate, azzurre

piene d'energia, di spazi aperti.

le mie figlie rendono limpido il cuore

lo calmano, lo purificano nell'amore

privo di condizioni.

 

Sole e bambine non mi distraggono

sono loro stesse la pratica.

 

Le mie figlie mi liberano dall'esser egoista

dal praticare solo per me, cieco e stupido.

Nei loro occhi vedo riflessi i bisogni di tutti gli esseri

Nelle loro reazioni l’indicazione della via

dell'estinzione dei vincoli.

 

Nel sole vedo il mio Guru

caldo, che illumina

vigila amorevole,

mi consiglia, mi illustra la  via

ogni giorno, in ogni momento.

 

La mia essenza vaga troppo spesso

in quegli spazi eterei, sottili, distanti,

ed il riso, come il sole, sono ossigeno

per una mente ormai abituata, troppo abituata

ai freddi siderali, alle aree rarefatte che si respirano

nelle Stanze degli Insegnamenti.

 

Vivere da Eroe è vivere senza paura

ma nulla conduce alla realizzazione

come vivere l'Amore pienamente, per quello che è.

E i figli, come il Guru

indicano la via, anche se non c’è dito

ne’ la luna in cielo.

 

S.

Postato da: Savitar a 08:19 | link | commenti (3)
ricordi, meditazione

giovedì, 21 maggio 2009

Il nulla che non c’è

 

“Non posso cercare quello che non so esistere

come non posso abbandonarmi all’onda più alta

senza veder l’onda, ne’ il mare

né sapendo perché lo faccio

né perché non lo faccio

o non lo voglio fare”

 

Questo è il principio del nulla che non c’è

comincia sempre con “non”

e finisce sempre con “voglio”

inutile..

 

Non è quel nulla che c’è, che tutto riempie

quel vuoto del quale il pieno è fatto

questo è un vuoto che non riempie nessuna vela,

nessun pensiero, nessuna realtà, nessuna emozione

 

Il nulla che c’è è un tutto pieno di ogni cosa

tubo vuoto che si attraversa con lo sguardo

ma che si colma con un soffio

silenzio del soffio che colma il vuoto del tubo

 

silenzio e spazio, soffio e vuoto

creano armonie che si levano leggere verso il cielo

portatrici di offerte, a suonar lievi

ai piedi dorati del Signore dei Mondi.

 

Il soffio ve l’ha donato il Padre, con il seme

la canna vuota è il ventre della Madre che l’ha raccolto

l’ha conservato cresciuto

l’ha reso uomo e donna

 

voi siete offerta e sacrificio

fate suonare la vostra anima incarnata

lasciate che leggera si libri sopra i cieli

varcando le soglie dei Mondi Celesti

 

In essi sarete ospiti e ospitati

stranieri in terra natia, vitali e morituri, servi e padroni

sarete anime e spiriti, carni e desideri,angeli e demoni, santi e peccatori,tutto e niente

Uomini e Dei

Dei

e Uomini.

s.

Postato da: Savitar a 22:07 | link | commenti (1)
meditazione, illuminazione

mercoledì, 20 maggio 2009

Non capirmi

 

Non capirmi, altrimenti che fidarsi sarebbe

sono il giocatore che bara

e tu quello che scommette se stesso

è il fondamento del gioco che tu perda

e che io vinca tutto

 

Io vinco sempre, sempre

anche quando pensi che io possa aver perso

in realtà  ho vinto

perché io non perdo mai,

e con me non perdi mai

nemmeno tu.

 

S.

Postato da: Savitar a 20:13 | link | commenti (2)
poesia

Prigioni


Vi voglio bene

Troppo bene

Tanto che mi si sente

Dire che sono pieno

Dire che ci sono

Che voglio esistere

Che voglio stare

Anziché sedermi affranto

Guardando il muro vuoto

Ed in esso veder il mare

Dalle sbarre intravedere

Le cime degli alberi

Che orgogliose anelano

Che mobili oscillano

Ad ogni refolo che soffia

Ad ogni spirito che passa

Nel mezzo orizzonte del muro troppo alto

Scorger cime di montagne

Forse innevate, fosse scavate

Come tetri presagi di un divenire

Che fa rima solo con

Morire.

 

S.

Postato da: Savitar a 20:12 | link | commenti
poesia

venerdì, 15 maggio 2009

Ieri sera ho ascoltato porta a porta... siamo in pieno revisionismo, quella parte temporale  di cui questi “studiosi” parlano, cioè gli avvenimenti del dopo 25 aprile 1945, è ignota a gran parte di costoro. Ho parlato per anni con coloro che l’hanno vissuta in prima persona e mi han dato un’idea schietta delle cose accadute, semplici e senza fronzoli o volontà di nascondere, ma costoro stan cercando di annullare ricordo e conoscenza, son al pari di coloro i quali negano l’esistenza dei campi di sterminio, mia zia si è fatta mathausen e ne è uscita che era 30 kg, tra ossa e pelle. Negare, annullare le menti, negare e sempre negare. negare la storia significa non avere storia, non avere storia significa non imparare nulla da essa, non imparare significa ricondurci verso un’altra dittatura e quindi una guerra, coloniale o no che sia.

Non siate stupidi, ragionate con la vostra testa.

se l’avete ancora...

s.

Postato da: Savitar a 08:27 | link | commenti (1)
storia

giovedì, 14 maggio 2009

Per Cristina

 

La morte di un amico caro, o d’una cara amica

spalanca le porte al cupo mondo delle ombre impenitenti

sostituisce il dolore alla gaiezza, il contrito peso alla lietezza,

porte aperte sulla brughiera scura, ricordo greve,

lasciando senza rifugio o nascondiglio

ogni parte del cuore, e sentimento

al vento freddo della mancanza che tutto spazza via

in lunghe scie di cristalli di lacrime amare

tracciate dal vento

per colei che non è più

niente..

s.

Postato da: Savitar a 08:07 | link | commenti (4)
morte

lunedì, 11 maggio 2009

In fondo son solo un uomo che ama il piacere

che non vuol soffrire, ne’ far soffrire

par cosa strana e lunga e laboriosa ricerca

saper cosa si è e dove si vuole andare

al di la’ del riso amaro e delle sconfitte

al li la’ delle emozioni che spezzano i cuori, e gli specchi

muoversi come tra cristalli vaporosi

delicati e fragili simulacri

di un mondo pieno di gente

che non è più.

 

Del mio passato provo nostalgia

Del mio presente provo compassione

Troppo lontani son quei luoghi e quelle mura

Quei volti e quegli odori,

anch’io son lontano del mio passato

illuso mendicante che di vita in vita

cerca di regalar tesori, a chi non ha le mani

ne’ il cuore, ne’ emozioni, che non ha vela per il soffio

del mio amore.

 

ma forse proprio questo mi manca

l’emozione che rende umano il cuore

il continuo riferirsi a sentimenti passati

mi ha inaridito le vene, seccato il cuore

screpolato gli occhi nelle notti insonni

passate cercando nei giorni

quello che non è più.

 

Dove sei vita mia, dove sei?

Scappi senza parlare, senza urlare

Muta sofferenza che si esprime in una corsa

In un bianco e nero di pennellate grigie

Sullo sfondo di un mare d’inverno

che, anch’esso,

non c’è più

s.

Postato da: Savitar a 15:44 | link | commenti (5)
amore, anima